Dov’era l’antica città di VEIO?

Veio, ovvero Veii, fu un’importante città etrusca, le cui rovine sono situate presso il borgo medievale di Isola Farnese, circa 15 km a nord-ovest di Roma, all’interno dei confini del Parco regionale di Veio.

Fu una città cuscinetto fra Etruschi e Latini, estendendosi l’Agro Veientano da un lato nel Lucus Feroniae, antico centro laziale dedicato al santuario della Dea sabina Feronia, dall’altra il lago di Bracciano, oltre a un tratto affacciato alla costa tirrenica, tra la foce del fiume Arrone ed il fiume Tevere.

Le mura urbane, lungo le quali si aprivano numerose porte, risalgono al VI sec. a.c.. ma l’ampliamento della popolazione arriva fino al V sec. a.c.

La città, fornita di acropoli, era attraversata da una strada principale che fu lastricata poi dai romani e che collegava i principali spazi urbani.

Fu conquistata dai Romani dopo un lungo assedio all’inizio del IV sec. a.c. da parte di Marco Furio Camillo. Veio venne totalmente saccheggiata, e il culto di Giunone Regina venne trasferito dall’arx di Veio a Roma (Tempio di Giunone Regina sull’Aventino). La tradizione narra che il generale romano abbia risolto la guerra grazie ad un astuto stratagemma: fece scavare un cunicolo sotterraneo per superare la cinta muraria e introdurre i soldati direttamente in città.

Comunque gli abitanti vennero deportati e il territorio (ager Veientanus) fu suddiviso tra i cittadini romani.

Negli anni successivi all’incendio gallico di Roma del 390 a.c., che ridusse gran parte dell’Urbe ad un cumulo di cenere, si aprì un dibattito sulla possibilità di costruire una nuova Roma nel sito dell’antica Veio, fertile e meglio difeso naturalmente. La proposta fu tuttavia rigettata dallo stesso Marco Furio Camillo.

La decadenza fu inevitabile. L’estensione e l’importanza della cittadina furono infatti assai minori rispetto al periodo etrusco, finchè venne definitivamente abbandonata, in base a quanto evidenziano i dati archeologici ed epigrafici, durante il IV sec. d.c.