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Festa di Pasquino, 25 aprile. Nel nome della libertà di pensiero e di parola.

Nella Roma del Cinquecento, il giorno in cui la Chiesa ricorda San Marco fu per un lungo periodo anche la Festa di Pasquino, la più celebre delle statue parlanti della città. A farla diventare tale fu proprio l’annuale festa goliardica che si affiancava alla processione in onore del santo organizzata dai canonici di San Lorenzo in Damaso, nel Rione Parione, e che comprendeva un certame poetico tra gli studenti dell’Archiginnasio della Sapienza. Alla statua di Pasquino, addobbata con maschere mitologiche, erano appesi per l’occasione pomposi epigrammi in latino, rispettosissimi del potere. La tradizione finì però con il favorire il diffondersi di un longevo movimento clandestino: fino al 1870, Pasquino fu una delle anonime voci della satira politica romana, che irrideva il malgoverno, il malcostume e il potere temporale dei Papi. Nel 1938, in occasione della visita di Hitler a Roma, Pasquino riemerse da un lungo silenzio commentando così il finto maquillage a cui la città era stata sottoposta: “Povera Roma mia de travertino, te sei vestita tutta de cartone, pe’ fatte rimira’ da ‘n imbianchino venuto da padrone!”.

fonte: comune.roma.it Foto Cristina

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