Idrogeno nuovo vettore di energia

di Alessandra Binazzi

Dai rifiuti plastici non riciclabili, trasformati, una fonte alternativa per aiutare ad accelerare la transizione energetica

L’appuntamento zero emissioni è rinviato al 2050, ma se l’obiettivo è arrivarci a zero emissioni, occorre accelerare qualsiasi azione utile per un cambiamento climatico che deve rispettare gli accordi di Parigi.

Cosa deve fare l’Italia per raggiungere la neutralità delle emissioni dei gas serra che non hanno dato un sensibile segno di arretramento nemmeno durante il lockdown, se non quel tanto correlato al forte rallentamento della produzione industriale nello stesso periodo, e che secondo le ultime stime elaborate dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), nel 2021 cresceranno del 4,8%, rispetto all’anno della crisi pandemica, inseguendo la crescita del Pil prevista per lo stesso periodo (6,1%)?

Per le modifiche strutturali, tecnologiche e comportamentali che riducano al minimo nel medio e nel lungo periodo le emissioni in atmosfera di gas che incidono sul bilancio energetico della terra, il gruppo italiano Maire Tecnimont ha studiato una nuova tecnica per la produzione di idrogeno, risultato della conversione chimica di rifiuti plastici e secchi, che ne recupera il contenuto di carbonio e idrogeno. Questa soluzione, già tecnologicamente matura e cantierabile, è anche sostenibile dal punto di vista economico.

Primo elemento della tavola della chimica, abbondante in natura ma mai libero, ricordiamo che aggregandosi a due atomi di ossigeno forma l’acqua (H2O) – l’idrogeno può essere sfruttato per ogni prodotto di uso quotidiano, dai carburanti alla plastica. “E’ un building block, ovvero ci si fa tutto. Partendo dall’idrogeno, aggiungendo carbonio ed ossigeno che sono nella CO2 si potrà fare plastica. Un fertilizzante, le vernici, un qualunque altro chemical, qualunque prodotto intermedio contiene idrogeno”, spiega Pierroberto Folgiero, Ceo di NextChem e del Gruppo Maire Tecnimont.

L’idrogeno ha un peso specifico nel futuro di tutti noi. Può supportare la decarbonizzazione dei settori caratterizzati dalla mancanza di soluzioni scalabili di elettrificazione. Non solo. Consente vari usi, dallo stoccaggio di energia rinnovabile all’alimentazione dei trasporti pesanti. Offre anche la possibilità di essere utilizzato come materia prima nell’industria ad alta intensità energetica, come nei settori siderurgico o chimico. Secondo diversi studi, l’idrogeno può diventare un elemento essenziale per accelerare la transizione energetica e generare importanti benefici socio-economici ambientali: l’elettrificazione da fonti green e a zero emissioni rappresenta la soluzione energetica più efficiente in servizi e attività come mobilità, riscaldamento, produzione industriale, finora alimentati da combustibili fossili.

Ma non tutto l’idrogeno è uguale: quello grigio (il 90% di quello oggi utilizzato) proviene da fonti fossili, come anche il blu; il verde, dall’acqua tramite processo di elettrolisi ad alta temperatura; il viola è estratto anch’esso dall’acqua usando la corrente prodotta da una centrale nucleare, cioè a zero emissione di CO2.  Infine c’è l’idrogeno circolare, “quello che si va a prendere l’H dentro i rifiuti plastici, con un costo uguale o addirittura inferiore all’idrogeno da idrocarburi”.

Le potenzialità di questa soluzione in Italia potrebbero essere nell’ordine delle 500-600mila tonnellate annue, immaginando di partire dai rifiuti urbani solidi e dalle plastiche non riciclabili e facendo uso della tecnologia di conversione chimica con ossigeno. Un processo del genere ci permetterebbe inoltre di affrontare il problema fondamentale legato alla sostenibilità della plastica,  il suo utilizzo equilibrato e la sua gestione quando diventa un rifiuto. 

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