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Il 25 novembre per i romani iniziava l’inverno

Il 25 novembre segnava ufficialmente l’inizio della stagione fredda. Si accendeva la legna nei camini, si tiravano fuori le coperte pesanti e per le strade della città cominciavano a diffondersi le melodie dei bbiferai, i pifferai – i pastori-musicisti tradizionalmente abruzzesi o ciociari. Avvolti nelle caratteristiche mantelle, con un cappello a pan di zucchero e le ciocie ai piedi, suonavano la novena di Natale davanti alle edicole sacre, nelle chiese e perfino nelle case, in cambio di denaro, vino e cibo. Una tradizione aspettata con trepidazione e affetto, anche se non tutti apprezzavano fino in fondo il suono di zampogne e ciaramelle sin dalle prime luci dell’alba – “è gente capace di far odiare la musica”, fu il caustico commento di Stendhal. Fatto sta che, dopo l’Unità d’Italia, un’ordinanza vietò ai pifferai di suonare in strada, nonostante le proteste dei romani e dei giornali del tempo. Fu solo una sospensione: la tradizione è ripresa, anche se in tono minore, fino ai nostri giorni.

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