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Sanità, quale futuro per le ostetriche del Lazio? Asl aggirano graduatorie concorsi, il 30 marzo scadono i termini. Centinaia di professioniste rischiano di rimanere a casa. La Lega: urge cambio di passo

Nel Lazio vi sono centinaia di ostetriche che, pur avendo superato tutte le fasi concorsuali, sono in attesa di assunzione nelle strutture sul territorio attraverso le graduatorie vigenti da parte delle Asl. Cosa che puntualmente non avviene dal momento che le aziende sanitarie locali ricorrono continuamente a manifestazione d’interesse esterne, senza inquadrare per prime coloro che ne avrebbero il diritto. È una situazione che si protrae in tutti i settori sanitari ma nel caso specifico delle ostetriche, sin dal 30 marzo 2020, data di pubblicazione della graduatoria. Ebbene, a seguito di una modifica introdotta dalla legge di bilancio dello stesso anno, le graduatorie delle pubbliche amministrazioni approvate a partire da quell’annualità, avrebbero una validità di soli due anni e non più di tre, cosa che rende sempre più vicina la data di termine della potenziale chiamata delle ostetriche presso le Asl del Lazio. In poche parole, dei 568 posti disponibili inizialmente, in quasi due anni ne sono state assunte poco più di 200, a fronte di un fabbisogno regionale che si attesta attorno alle 300 unità da impiegare anche nei consultori per sostenere, come prevede la legge 194, la genitorialità. Il consigliere regionale della Lega, Daniele Giannini, membro della Commissione Sanità, nell’ultima seduta del Consiglio Regionale, ha posto una interrogazione a risposta immediata sulla questione all’Assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato. Del resto, essendo il Lazio uscito dal commissariamento sanitario, vi sarebbero tutti i fondi a disposizione per dare un giusto futuro alle ostetriche e un adeguato numero di professioniste del settore in dotazione alle strutture ospedaliere, ma il tempo stringe. “Dubitiamo – spiega Giannini – che in meno di due mesi la Regione riuscirà a trovare collocazione a oltre 350 professioniste che, dopo aver superato quattro prove concorsuali, vedrebbero i propri sforzi vanificati. Il sospetto è che, come nel caso dei medici, il Lazio sia orientato, nemmeno troppo velatamente, al reclutamento temporaneo di personale extracomunitario nel più totale delirio immigrazionista tipico di certa sinistra. Auspichiamo pertanto un netto cambio di passo da parte della giunta regionale su questo tema, in tempi brevissimi”. 

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