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Papa Francesco in Campidoglio: “Roma manifesti vero volto accogliente, ospitale, generoso, nobile”

Seconda visita del Vescovo di Roma in Campidoglio. E’ il primo evento ufficiale della sua giornata, che man mano scorrono i giorni che separano dall’apertura della Porta Santa, il 24 dicembre, si riempie di una serie di azioni diplomatiche in vista del Giubileo.

Accolto dai consueti squilli di tromba, Francesco, come i suoi quattro predecessori – Paolo VI nel 1966; Giovanni Paolo I nel ’78, pochi giorni prima di morire; Giovanni Paolo II nel 1998, alla vigilia del giubileo del 2000, e Benedetto XVI nel marzo  2009-  firma il libro d’oro del Campidoglio sul quale  scrive: “’Et sublato patre montem petivi’: con questa decisione è nata Roma, nata da lontano, nata in cammino. A Roma, al Sig. Sindaco, ai suoi lavoratori, la mia gratitudine. Il vostro Vescovo Francesco”.

Roma si appresta, tra meno di 200 giorni, al grande evento che scandisce ogni quarto di secolo, con l’apertura di quella Porta della Basilica di San Pietro, che varcheranno milioni di pellegrini da tutto il mondo. E’ un evento di carattere religioso che “non può non coinvolgere anche la città sotto il profilo delle attenzioni e delle opere necessarie ad accogliere i tanti pellegrini che la visiteranno, aggiungendosi ai turisti”, sottolinea il Pontefice raccomandando che “Roma continui a manifestare il suo vero volto, un volto accogliente, ospitale, generoso, nobile. L’enorme afflusso nell’Urbe di pellegrini – prosegue – turisti e migranti, con tutto ciò che significa in termini di organizzazione, potrebbe essere visto come un aggravio, un peso che frena e intralcia lo scorrere normale delle cose. In realtà, tutto questo è Roma, la sua specificità, unica al mondo, il suo onore, la sua grande attrattiva e la sua responsabilità verso l’Italia, verso la Chiesa, verso la famiglia umana”.

Il Giubileo di Gualtieri però non procede speditamente, tanto che la maggior parte delle opere urbanistiche, destinate a rendere vivibile la città, non sarà pronta per quel giorno: addirittura alcuni lavori termineranno nel 2026.

Fonti del Campidoglio sono ottimiste: assicurano che per le 113 opere indifferibili programmate, risultano avviati 58 cantieri, appena più del 50 per cento del totale, che assorbono il 67 per cento della spesa complessiva di 1,6 miliardi.

Insomma, nessun ritardo, secondo la fonte capitolina, semmai “una rapidità di messa a terra che ha pochi precedenti nelle amministrazioni pubbliche e che fa guardare con fiducia all’obiettivo 2025″.

Vero o falso, speriamo che il Giubileo della speranza lasci a Roma sì “un patrimonio di valori etici e sociali da offrire all’umanità”, ma anche un’eredità di opere materiali che tanto servono per risollevare una città dalle grandi carenze e mille necessità.

Alessandra Binazzi

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