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Sei mai stato a Villa Glori?

Il Parco di Villa Glori è situato sul Monte Caciarello, un’altura che da via dei Monti Parioli scende fino al Tevere, e occupa una vasta area tra i quartieri Parioli e Flaminio.

Aperto al pubblico nel 1924, su progetto dell’architetto Raffaele De Vico, il parco è immerso nel verde mediterraneo di pini, lecci, querce, lauri, ippocastani, cedri e ulivi, puntigliosamente allineati a filari. Venne dedicato, come evoca il nome “Parco della Rimembranza”, ai caduti della Prima Guerra Mondiale, e successivamente, a tutti i caduti romani per la patria.

Numerosi viali, dal nome che ricorda i protagonisti dello scontro del 23 ottobre 1867 tra le truppe pontificie e i Settanta guidati dai fratelli Cairoli, attraversano la Villa e si incontrano a piazzale del Mandorlo: qui si trovano il monumento in ricordo del sacrificio dei fratelli Cairoli (un piccolo manufatto in cui è inserito un ramo secco del mandorlo sotto al quale morì Enrico Cairoli) e un cippo dedicato ai militari caduti in tempo di pace.

Nel 1924, gli studenti romani piantarono nel parco gli alberi che tuttora ne costituiscono la vegetazione: ognuno recava una targhetta con il nome di uno dei soldati che persero la vita nel primo conflitto mondiale. Nel 2003, una piccola lapide dedicata ai carabinieri morti a Nassiryia è stata posta alle spalle del ramo di mandorlo.

Nell’area verde, è stato realizzato, nel 1997, e riproposto nel 2000, un parco di scultura contemporanea con l’esposizione permanente Varcare la soglia. Sono state collocate opere di Uncini, Canevari, Castagna, Dompè, Staccioli e Kounellis e altri. Il valore della mostra non è solo estetico: vuole infatti testimoniare la capacità dell’arte di comunicare valori sociali come la solidarietà, l’assistenza, il superamento di ogni pregiudizio nei riguardi di tutte le diversità.

Per gli appassionati di archeologia: sul fianco nord della collina, interamente scavato nel tufo, è presente un ipogeo, rinvenuto casualmente nel 1794 dal naturalista danese Abilgaard, il cui impianto originario è datato all’epoca antonina con un utilizzo prolungato nel corso del II e III secolo d.C.

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