TAR boccia il ricorso di Lav, Enpa ed Oipa : si possono abbattere 50.000 cinghiali nel Lazio

Resta in vigore la delibera della Regione Lazio con la quale era stato deciso il raddoppio degli abbattimenti di cinghiali nell’ambito del Priu (“Piano regionale di interventi urgenti per la gestione, il controllo e l’eradicazione della peste suina africana nei suini da allevamento e nella specie cinghiale”) per il biennio 2022-2024.

Lo ha deciso il Tar del Lazio con un’ordinanza con la quale ha respinto le richieste di sospensione cautelare proposte dalla Lav e dall’Enpa.

“L’obiettivo è quello di raddoppiare la consistenza numerica degli abbattimenti previsti nella stagione 2021/22 riducendo drasticamente la presenza dei cinghiali stimata in circa 75 mila esemplari in tutto il Lazio con aree a maggiore densità che sono riferibili alle aree di Roma, di Viterbo e Rieti. Il piano ha una validità triennale e ogni anno sarà predisposto un report di sintesi. Nel contempo devono partire anche le attività di cattura all’interno delle aree perimetrate per la peste suina. Il Piano sarà pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio. La riduzione del numero dei cinghiali è un tema di salute pubblica, di sicurezza nella catena alimentare, di decoro urbano e di sicurezza nella mobilità”.

Questo è quanto dichiarato dall’Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, dopo che il 9 giugno 2022 aveva segnalato 2 casi di positività al virus PSA (Peste Suina Africana) in un allevamento di un migliaio di capi che sarebbero stati immediatamente abbattuti dai servizi veterinari della Asl RM1 su decisione del Commissario straordinario all’emergenza, Angelo Ferrari.

Già nel mese di gennaio il Tar Latina, con sentenza 26/2022, aveva rigettato un altro ricorso “perché le scelte discrezionali assunte dall’Amministrazione regionale ai fini dell’assegnazione delle zone di braccata e contestate dai ricorrenti non appaiono irragionevoli, avuto riguardo alla loro funzionalità rispetto all’adozione di una politica di contenimento della specie cinghiale, divenuta ormai invasiva, oltre che della peste suina africana diffusa tra tali animali, il che rende non arbitraria o sproporzionata l’attribuzione di un punteggio maggiore alle squadre di cacciatori che abbiano totalizzato un maggior numero di abbattimenti di cinghiali nella precedente stagione venatoria”.

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