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WELFARE CULTURALE, La cultura della cultura per stare bene

La cultura nel suo complesso  aiuta a generare momenti di benessere. Visitare musei ed esposizioni, ammirare chiese ed edifici pregevoli dal punto di vista architettonico, frequentare teatri e sale cinematografiche, ascoltare concerti e opere liriche, partecipare a conferenze e dibattiti, leggere libri e riviste consente di apprezzare ciò che di positivo la bellezza di cui fruiamo può offrire, oltre che alla nostra cultura, anche alla nostra salute, rigenerando mente e corpo, incidendo profondamente sul benessere personale e sullo stato di salute psicofisica.

Questa modalità di realizzare un benessere psicofisico globale si chiama “welfare culturale” e si traduce in un modello integrato di promozione della salute della singola persona e dell’intera comunità attraverso pratiche fondate sull’uso delle esperienze offerte dalle manifestazioni artistiche e culturali.

Ad evidenziarlo alcune recenti indagini scientifiche che si sono basate sulla quantità di cortisolo (l’ormone che è indice del nostro livello di stress) misurate in persone prima dell’inizio della fruizione artistica e culturale.  I dati elaborati supportano ulteriormente quanto in parte già dimostrato utilizzando avanzate tecniche di visualizzazione dell’attività cerebrale – come ad esempio la risonanza magnetica funzionale (fMRI) o la registrazione dell’attività elettrica profonda del cervello mediante la magnetoelettroencefalografia (magnetoEEG) – che hanno indicato come le manifestazioni artistiche e le sollecitazioni culturali stimolino particolari aree encefaliche coinvolte nella sensazione di ricompensa e di benessere, generando in tal modo una risposta biochimica specifica e positiva.

Uno studio effettuato alcuni anni fa dall’università della Pennsylvania nei quartieri di New York a reddito basso o moderato, ha evidenziato che gli abitanti aventi a disposizione molte opportunità culturali sono più sani rispetto a coloro che, vivendo nello stesso ambiente, hanno meno risorse creative. Risultati confermati poi in tutti i cinque distretti della City. Secondo questa ricerca, “l’ecosistema culturale di quartiere”, che comprende musei e luoghi di intrattenimento come cinema e teatri, ma anche librerie, edicole e artisti di strada, rappresenta un elemento fondamentale per promuovere la salute e migliorare la qualità di vita individuale e collettiva.

Persino sull’Alzheimer, sempre da oltreoceano arrivano i risultati di un esperimento innovativo: si è cominciato a fare svolgere ad alcune persone affette dal morbo visite guidate con esperti d’arte e operatori geriatrici al Moma (il Metropolitan Museum of Modern Art della metropoli statunitense) nei giorni di chiusura al pubblico. Con risultati davvero sorprendenti: l’osservazione dei quadri e l’invito ai malati, aiutati dai familiari e dagli operatori sanitari, a realizzare opere ispirate a quanto avevano visto durante la visita, ha effettivamente consentito di attivare modalità di comunicazione interpersonali alternative a quelle verbali non più utilizzabili dai pazienti, portando a un generale miglioramento delle loro condizioni cognitive. Oggi l’arteterapia è diventata parte integrante del percorso riabilitativo per questi pazienti in molti Paesi e anche in Italia tale modalità terapeutica ha iniziato a essere praticata con successo.

Davanti ad un dato sorprendente, ormai assodato, risulta quantomai utile lasciarsi coinvolgere dalla cultura. Ovviamente senza trascurare screening preventivi e controlli laddove necessario, e senza sottovalutare l’importanza di uno stile di vita sano anche a tavola.

Alessandra Binazzi

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